a - air
Gli air suoneranno a Buenos Aires presso un festival d'ecologia che si organizza nella riserva ecologica vicina al porto della città di Buenos Aires. La primavera sarà già iniziata da queste parti quel giorno e il meteo prevede un tempo splendido, spero solo di vedere tanti fiori.
A proposito, ho ancora un biglietto per chiunque volesse venire.
martedì 14 settembre 2010
martedì 31 agosto 2010
mercoledì 18 agosto 2010
La Siae, un altro cancro che corrode l'Italia
Ma lo sapevate che la Siae, sin dall'anno della sua regolamentazione nel 1941 da parte del governo Mussolini, riscuote i diritti sull'esecuzione in pubblico dell'inno di Mameli?
Mentre leggevo l'articolo riguardante l'inno d'Italia presente su Wikipedia ho notato che in basso alla voce c'era scritto che "Lo spartito dell'Inno è di proprietà della casa editrice Sonzogno. Su di esso, nel 2010, la SIAE ha deciso di non riscuotere più i diritti d'autore ". Mi sono chiesto se mai fosse possibile che Michele Novaro e Goffredo Mameli abbiano registrato il suo brano nella SIAE. Michele Novaro morì nel 1885, senza una lira in tasca. L'autore del testo della canzone morì in seguito a una ferita mentre si trovava Roma al seguito di Mazzini difendere la Repubblica Romana nel 1849. Scrisse le parole del testo nel 1847 a soli 20 anni d'età e le spedì a Novaro perché questi la musicasse. La Società Italiana degli Autori nasce nel 1882 come un'associazione per tutelare i diritti degli autori di teatro e dei musicisti, ma si trattava di una società privata fondata dagli autori dell'epoca che non aveva il potere di monopolio sull'attività di riscossione dei diritti degli autori come invece succede oggi.
Sul sito della Siae troviamo scritto in effetti che:
"Il 22 aprile del 1941 fu emanata la legge n.633 sul diritto d’autore - tutt'ora vigente - per adeguare la disciplina alla rapida evoluzione dei mezzi di riproduzione delle opere dell’ingegno."1
Di conseguenza, ogni volta che la nazionale ha giocato, ogni 2 giugno e ogniqualvolta ce ne fosse bisogno di suonare l'inno, la SIAE ha incassato. Adesso, dopo 50 anni e passa di guadagni sulle spalle di due persone che non ha avevano mai registrato i diritti di una canzone considerata del popolo e per il popolo, la società ci informa gentilmente d'aver deciso di smetter di rubare il lavoro altrui. Proprio bravi.
P.S.: Un'ultima chicca, leggete quest'articolo sull'operato della SIAE; sempre a favore dei diritti degli artisti.
Mentre leggevo l'articolo riguardante l'inno d'Italia presente su Wikipedia ho notato che in basso alla voce c'era scritto che "Lo spartito dell'Inno è di proprietà della casa editrice Sonzogno. Su di esso, nel 2010, la SIAE ha deciso di non riscuotere più i diritti d'autore ". Mi sono chiesto se mai fosse possibile che Michele Novaro e Goffredo Mameli abbiano registrato il suo brano nella SIAE. Michele Novaro morì nel 1885, senza una lira in tasca. L'autore del testo della canzone morì in seguito a una ferita mentre si trovava Roma al seguito di Mazzini difendere la Repubblica Romana nel 1849. Scrisse le parole del testo nel 1847 a soli 20 anni d'età e le spedì a Novaro perché questi la musicasse. La Società Italiana degli Autori nasce nel 1882 come un'associazione per tutelare i diritti degli autori di teatro e dei musicisti, ma si trattava di una società privata fondata dagli autori dell'epoca che non aveva il potere di monopolio sull'attività di riscossione dei diritti degli autori come invece succede oggi.
Sul sito della Siae troviamo scritto in effetti che:
"Il 22 aprile del 1941 fu emanata la legge n.633 sul diritto d’autore - tutt'ora vigente - per adeguare la disciplina alla rapida evoluzione dei mezzi di riproduzione delle opere dell’ingegno."1
Di conseguenza, ogni volta che la nazionale ha giocato, ogni 2 giugno e ogniqualvolta ce ne fosse bisogno di suonare l'inno, la SIAE ha incassato. Adesso, dopo 50 anni e passa di guadagni sulle spalle di due persone che non ha avevano mai registrato i diritti di una canzone considerata del popolo e per il popolo, la società ci informa gentilmente d'aver deciso di smetter di rubare il lavoro altrui. Proprio bravi.
P.S.: Un'ultima chicca, leggete quest'articolo sull'operato della SIAE; sempre a favore dei diritti degli artisti.
sabato 26 giugno 2010
il trasporto pubblico a Buenos Aires
I mezzi pubblici a Buenos Aires lasciano parecchio a desiderare. Gli autobus sono tutti privati e il Comune appalta ad un'azienda un determinato percorso. Gli autobus nella stragrande maggioranza sono fatiscenti e hanno soltanto due porte, ti può capitare di finire intrappolato nella parte posteriore del mezzo e quando poi devi scendere e c'è tantissima gente in mezzo le cose non sono facili, ancor peggio se ti porti dietro uno zaino. La metropolitana è un capitolo a se stante perché ci sono alcune linee abbastanza ben tenute, sempre nella parte benestante della città. A sud della Capital Federal, verso le zone più povere della città e del Paese, la qualità dei mezzi è ancora più scadente, a volte mancano perfino le piantine nelle stazioni a sud della città. I treni come ho già detto sono stati tutti privatizzati in maniera selvaggia durante i primi anni novanta e ora le aziende che hanno le poche tratte in funzione non investono una lira nel servizio. Spesso ci sono scioperi improvvisi e senza alcuna mobilitazione da parte di tutti i sindacati che finiscono solo per esasperare gli animi tra gli utenti. Alcune delle stazioni sono molte belle come quelle in Europa ma purtroppo non hanno alcuna manutenzione se non per quel che riguarda le cose minime da fare per evitare che il servizio collassi. Comunque gli utenti e i cittadini vengono trattati di merda dalle aziende private che raramente rispettano i contratti di servizio con lo Stato, che poco fa anche all'ora di controllare visto che ci sono alcune autorità di controllo pubbliche che non fanno assolutamente nulla, proprio come in Italia. Le uniche due cose positive a proposito dei mezzi pubblici e che tutti hanno un costo molto basso perché lo Stato finanzia ampiamente le mafie e le lobby delle aziende private di trasporti. E poi il fatto che non importa quanto affollato e brutto possa essere un autobus o un vettura in metropolitana, ci sarà sempre una bella ragazza tra le persone che vedi stipate dentro al mezzo. Almeno esiste un modo per distrarsi e per lasciar volare l'immaginazione durante un viaggio infernale.
sabato 22 maggio 2010
venerdì 14 maggio 2010
outsourcing ovvero esternalizzazione: o meglio, approvvigionamento esterno
Ultimamente mi è capitato di dover fare una traduzione dall'inglese all'italiano, solo che stavolta sono stato perfino pagato. Il committente era probabilmente una rivista oppure un professionista del settore medicina in Italia poiché si è trattato di un articolo apparso su una rivista scientifica di settore. Quindi il primo passaggio porta questi due fogli di carta, battuti negli Stati Uniti e diventati un file pdf, verso l'Italia. Qui il lettore non se ne poteva far nulla dell'articolo intero in lingua originale e ha ben pensato a farselo tradurre da qualcuno. Probabilmente si sarà rivolto ad un'agenzia di traduzioni della sua città (oppure gliel'aveva raccomandata un amico) pensando fosse sicuramente l'opzione migliore per avere una lavoro di qualità. L'agenzia, sicuramente avrà ricevuto la consulenza (pagata profumatamente9 di qualche esperto di gestione e management. Il consulente avrà detto loro che far fare la traduzione in un paese terzo dalla valuta debole e incassare in € la traduzione una volta approdata Italia sia il modo migliore per aumentare i guadagna. E quindi loro si sono rivolti ad un'agenzia di traduzione che ha sede a Córdoba, Argentina. La quale poi, per ridurre a sua volta i costi, non ha nessun traduttore in pianta stabile. Tutte le traduzioni vengono eseguiti da collaboratori esterni che figurano come lavoratori autonomi per il fisco argentino. Uno di questi lavoratori ha ricevuto recentemente l'articolo in questione, ma siccome non aveva tempo o non aveva cazzi di tradurre due pagine di gergo farmacologico, l'ha rispedita a me. La cosa buffa è che lui si trova in Italia e io no. Il che vuol dire che questi due pezzi di carta hanno attraversato l'Atlantico e sono arrivati in Italia, per essere rispediti ancora una volta in America (del Sud stavolta). Da lì sono ripartiti elettronicamente verso qualche server italiano. Infine, le ferree regole del capitale li hanno riportati a Buenos Aires. Dopo una breve permanenza di due giorni nell'hard disk del mio portatile un cavo sottomarino (o magari un satellite, la vista da lassù dev'essere magnifica) il mio conoscente lavoratore argentino esternalizzato due volte, nonché residente in Italia, li ha fatti avere all'agenzia di Córdoba che successivamente li manderà all'agenzia presente in una ics città italiana la quale si occuperà di incassare il compenso del professionista medico poco avvezzo all'inglese. Una parte di questo compenso finirà all'agenzia, un'altra all'agenzia delle entrate in concetto di tasse; il resto, subirà un cambio di valuta e rimpinguerà le casse dell'agenzia argentina che a sua volta farà avere tra qualche mese una percentuale prestabilita per parola al lavoratore autonomo mio conoscente. Colui che, in ultima istanza, mi farà un vaglia così potrò avere finalmente i soldi.
venerdì 30 aprile 2010
città labirinto
Una delle caratteristiche più salienti delle città americane è che la maggior parte di esse sono state create e ideate seguendo il modello formulato dall'architetto greco Ippodamo da Mileto. In poche parole la città è fatta da isolati a forma di quadrato di 100 metri per 100, divisi da strade e marciapiedi che hanno sempre la stessa misura. Questa struttura si moltiplica per un'estensione incredibile, distanze pazzesche solo tra quartiere e quartiere. Riuscire a conoscere bene le strade di questa città è un'impresa ardua e penso che raramente le persone conoscano le strade oltre a quelle del proprio quartiere e le vie principali per percorrere la città. Non perdersi è praticamente impossibile, non ci sono punti di riferimento né geografici né tanto meno paesaggistici nella maggior parte della città. Ci sono alcune aree riconoscibili grazie ai monumenti, ma per il resto della città dove abita la maggior parte delle persone e si trovano la maggior parte delle attività commerciali, uno si deve guidare leggendo i numeri delle strade. Bisogna ricordarsi che si scende la numerazione si va verso il fiume e se sale ci si allontana. Inutile dire che mi perdo spesso.
Visualizza Casa mia a Buenos Aires in una mappa di dimensioni maggiori
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