Ma lo sapevate che la Siae, sin dall'anno della sua regolamentazione nel 1941 da parte del governo Mussolini, riscuote i diritti sull'esecuzione in pubblico dell'inno di Mameli?
Mentre leggevo l'articolo riguardante l'inno d'Italia presente su Wikipedia ho notato che in basso alla voce c'era scritto che "Lo spartito dell'Inno è di proprietà della casa editrice Sonzogno. Su di esso, nel 2010, la SIAE ha deciso di non riscuotere più i diritti d'autore ". Mi sono chiesto se mai fosse possibile che Michele Novaro e Goffredo Mameli abbiano registrato il suo brano nella SIAE. Michele Novaro morì nel 1885, senza una lira in tasca. L'autore del testo della canzone morì in seguito a una ferita mentre si trovava Roma al seguito di Mazzini difendere la Repubblica Romana nel 1849. Scrisse le parole del testo nel 1847 a soli 20 anni d'età e le spedì a Novaro perché questi la musicasse. La Società Italiana degli Autori nasce nel 1882 come un'associazione per tutelare i diritti degli autori di teatro e dei musicisti, ma si trattava di una società privata fondata dagli autori dell'epoca che non aveva il potere di monopolio sull'attività di riscossione dei diritti degli autori come invece succede oggi.
Sul sito della Siae troviamo scritto in effetti che:
"Il 22 aprile del 1941 fu emanata la legge n.633 sul diritto d’autore - tutt'ora vigente - per adeguare la disciplina alla rapida evoluzione dei mezzi di riproduzione delle opere dell’ingegno."1
Di conseguenza, ogni volta che la nazionale ha giocato, ogni 2 giugno e ogniqualvolta ce ne fosse bisogno di suonare l'inno, la SIAE ha incassato. Adesso, dopo 50 anni e passa di guadagni sulle spalle di due persone che non ha avevano mai registrato i diritti di una canzone considerata del popolo e per il popolo, la società ci informa gentilmente d'aver deciso di smetter di rubare il lavoro altrui. Proprio bravi.
P.S.: Un'ultima chicca, leggete quest'articolo sull'operato della SIAE; sempre a favore dei diritti degli artisti.
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